di Antonello Minervini

Forbes, nel 2017, inseriva il Made in Italy, al 7° posto tra i marchi con la più alta reputazione al mondo.
KPMG, censiva il Made in Italy come 3° marchio al mondo per notorietà, solo dietro Coca Cola e Visa.
YouGov, nel 2019, lo inseriva nella classifica di gradimento mondiale, al 2° posto dietro quello tedesco.

Non si discute della storia del marchio della produzione nostrana. Bensì della sua influenza e notorietà, dei suoi risultati e della sua redditività prospettica, al giorno d’oggi.

La crisi che viviamo attualmente, nel 2020, economicamente e finanziariamente disastrosa per tutte le grandi potenze e non, sta degradando l’assetto del nostro marchio, nelle sue componenti principali, “le quattro A” (Abbigliamento, Agroalimentare, Arredamento e Automobili).

Il sistema della moda italiano, durante il 2019 ha registrato ricavi per oltre 90 miliardi di euro, fetta considerevole del nostro Pil. Adesso le imprese si ritrovano con il fatturato del mese di marzo “praticamente azzerato” e le stime di Federazione Moda Italia , fanno prevedere per il 2020 un calo di almeno il 50% degli incassi.

Nel settore automobilistico i dati raccolti sono da profondo rosso: -85,6%, con immatricolazioni ferme a quota 28 mila, contro le 194 mila di marzo 2019. Il peso di questo settore sul nostro Pil è del 10%.

Il valore del settore arredamento è di 42 miliardi, 22 miliardi vengono dalle esportazioni. Durante l’inizio dell’anno si registrava un andamento positivo con una crescita del fatturato del 2%, eravamo appena usciti dalla crisi del 2009-2010. Ora la previsione è perdere il 20% del fatturato, quindi 8 miliardi.

La Coldiretti ha previsto enormi perdite per il settore agro-alimentare italiano, tra crollo della domanda alimentare, paralisi del turismo, ristoranti vuoti, chiusura forzata delle mense scolastiche e difficoltà per le esportazioni all’ estero.

Eppure il Made in Italy, dopo un 2018 che aveva registrato cifre da record, e una crescita che si era attestata intorno al +3,1% rispetto l’anno precedente, anche il 2019 è riuscito a chiudere in positivo arrivando a segnare un +3,2% rispetto al 2018, con un totale di ben 480 miliardi di euro.

Proprio quando vedevamo come il nostro marchio facesse da effetto traino al nostro paese ,che intravedeva una flebile luce in fondo al tunnel della crisi del 2008, sta subendo, la potenza dei “colpi” sferrati dall’immobilismo forzato, causato dalle forme di prevenzione per il virus che sta colpendo la penisola italica.

Nelle difficoltà, però, si possono scorgere le possibilità per avere un futuro migliore, e possiamo essere proprio noi italiani a sopportare il peso della caduta del marchio made in Italy, provando a sostenerlo e rilanciarlo, proprio come fosse un buon vecchio amico in difficoltà.

Dal punto di vista interno alla nazione, un possibile sostegno potrebbe essere una spesa “autarchica” come risposta alla crisi economica del Covid-19. Acquistare “Made in Italy” è una delle leve che i consumatori possono attivare, per cercare di aiutare le filiere produttive nostrane e sostenere la ripartenza.

Da un punto di vista esterno alla nazione, potremmo trovare soluzioni a breve termine nell’export verso la Russia, uno dei pochi paesi che ha lasciato immutati i livelli degli acquisti dal nostro paese, e il quale vede quadruplicati nel giro di pochi mesi i volumi d’acquisto online di prodotti alimentari, che comprendono anche la consegna a domicilio dai ristoranti. In questo momento particolare si aprono molte opportunità di business per i produttori alimentari italiani che vogliano vendere in Russia. Soprattutto piccole e medie realtà possono approfittare per vendere prodotti italiani tipici. I russi da anni sono abituati ad apprezzare e ad acquistare bendi di produzione italiana, scoprendone le origini dalle diverse regioni d’Italia. Questo può essere considerato come un’opportunità d’oro per tanti piccoli negozi o produttori italiani che hanno visto ridurre il proprio fatturato, oppure a quelle attività che intendono ampliare il proprio mercato beneficiando di acquirenti dall’estero.

Infine, a livello economico nazionale, l’Italia potrebbe fare affidamento, sul rapporto ormai consolidato, con la Cina, la quale sembra stia ripartendo dopo la brusca frenata, che noi stiamo subendo attualmente. Da ricordare infatti come la Cina importi dall’Italia prodotti per 12 miliardi di euro l’anno, e come si appresti a diventare la nazione con la più alta domanda di vino, settore nel quale l’Italia primeggia da svariati anni assieme alla Francia.

SCEGLI LA TUA CONSULENZA

TELEFONO
€ 35 RICHIEDI
EMAIL
€ 25 RICHIEDI
EMAIL EXPRESS
€ 40 RICHIEDI
SKYPE
€ 50 RICHIEDI