di Serena Minervini
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 14 febbraio 2019, n. 4523, pronunciandosi su i criteri di determinazione dell’assegno divorzile, ha confermato l’indirizzo delle Sezioni Unite in tal materia (pronuncia del 11 luglio 2018, n. 18287), riabilitando, così, le decisioni dei giudici di primo grado e di appello, basate sul criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.
Le diverse pronunce, di grado inferiore, avevano seguito un criterio “bilanciato”, guardando al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio ed alle possibilità patrimoniali della donna.
La Corte d’appello aveva provveduto, precedentemente, a liquidare l’assegno divorzile in favore della signora affermando che non potesse dubitarsi del diritto in capo alla donna a godere dell’assegno, in quanto la stessa risultava priva di alcun reddito  ed ancor meno godeva “di un reddito adeguato a tenore di vita (molto elevato in ragione delle potenzialità economiche del coniuge) tenuto durante il matrimonio”.
Il ricorrente, invece, sosteneva la vigenza del precedente criterio di determinazione dell’assegno divorzile (ora superato dalla pronuncia a Sezioni Unite n. 18287/2018), basato sull’autosufficienza economica.
La Cassazione, quindi, anche con la recentissima pronuncia, conferma il criterio di determinazione dell’assegno basato su un’ermeneutica costituzionale, la quale evidenzia “la funzione assistenziale dell’assegno di divorzio (che) si compone di un contenuto perequativo-compensativo che discende direttamente dalla declinazione costituzionale del principio di solidarietà”.

In tal modo, coerentemente ed in maniera appropriata, la Corte di Cassazione mette in risalto (anche contro ogni possibile e maldestro sabotaggio legislativo) i principi di pari dignità e di solidarietà, essenziali nel diritto di famiglia.

La Corte di Cassazione offre una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 5, comma 6, della Legge 898/70 (oggetto di interpretazioni discordanti), il quale sembra introdurre il parametro di adeguatezza nel determinare l’assegno divorzile, nel senso di attribuirlo qualora l’ex coniuge non possa godere di mezzi adeguati, ma pur sempre in una visione d’insieme, sottolineano gli ermellini, che tenga conto del dettato costituzionale e dei principi di pari dignità ed eguaglianza  della persona, alla luce  degli artt. 2, 3 e 29 Cost.

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