L’art. 2 della Convenzione dell’Aja dell’ 1 luglio 1985, sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, prevede che il trust possa essere costituito con atto inter vivos o mortis causa.

Pertanto il testamento è, senz’altro, uno strumento valido per l’istituzione di un trust.

Non è necessario, però, che il testamento contenga l’intera regolamentazione del trust, perchè può verificarsi che il testatore, pur istituendo il trust nell’atto e nominando il trustee, rinvii ad una separata scrittura l’individuazione degli altri elementi costitutivi il trust stesso.

Sappiamo che anche il trust istituito con atto tra vivi può portare delle conseguenze agli istituti successori, ed in particolare con il divieto dei patti successori di cui all’art. 458 c.c., nel momento in cui sia finalizzato, anche, a regolare la devoluzione dei beni del disponente dopo la sua morte.

Infatti, come è specificato dall’art. 15 della Convenzione dell’Aja, il trust non può ledere i diritti dei legittimari e, pertanto, costituisce un peso ai sensi dell’art. 549 c.c.

Possiamo trovare delle affinità tra l’istituto del trust mortis causa e della sostituzione fedecommissaria, in quanto, in entrambi i casi, si crea l’effetto di segregare i beni affinchè vengano devoluti ad un soggetto diverso dal primo beneficiario.

Nel trust, però, a differenza di ciò che avviene con la sostituzione fedecommissaria, non vi è l’ordo successivus e l’obbligo di conservare e restituire i beni oggetto della disposizione.

Inoltre, nel trust vi è l’obbligo, per il trustee, di amministrare i beni del trust in conformità alle indicazioni date dal disponente, non vi sono il controllo e le limitazioni presenti nella sostituzione fedecommissaria, se non attraverso l’operato del guardiano del trust, solo se previsto dal disponente.

In caso di alienazione dei beni appartenenti al trust, il trustee è tenuto a reimpiegare il ricavato secondo le indicazioni del disponente ed, in ogni caso, in conformità allo scopo del trust.

Sono state riscontrate delle affinità, anche, con l’istituto dell’usufrutto successivo, ma nel trust non si ha separazione della nuda proprietà dall’usufrutto.

La figura del trustee è assimilabile, in qualche modo, a quella dell’esecutore testamentario.

Nel caso del trustee, però, abbiamo maggiori controlli sul suo operato rispetto a quelli che subisce l’esecutore testamentario ed è differente la natura del diritto dello stesso sui beni oggetto della disposizione (proprietà), rispetto alla natura del diritto spettante all’esecutore testamentario (semplice possesso).

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