Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un notevole aumento dei casi di divorzio, ma, fino a non pochi anni fa, in Italia, l’unica causa di scioglimento del matrimonio era costituita dalla morte di uno dei coniugi (o dalla dichiarazione di morte presunta), anche per via dell’indiscutibile influenza del Vaticano e del credo religioso nel nostro ordinamento.
Con il passare del tempo, l’evolversi dei costumi ed il confronto con gli altri ordinamenti, si rese necessaria una modifica in merito alla indissolubilità del vincolo matrimoniale.
Così, nel dicembre 1970, fu introdotto nel nostro ordinamento l’istituto del divorzio (termine mai usato dal legislatore), con cui viene data la possibilità ai coniugi di far pronunciare al giudice lo scioglimento del matrimonio civile o far dichiarare la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario.
Tale istituto venne poi confermato su consultazione referendaria nel 1974.
La disciplina dello scioglimento del matrimonio viene modificata diverse volte: nel 1978, nel 1987 ed, infine, nel 2015 (con l’introduzione del c.d. divorzio breve).
Affinchè si possa giungere alla pronuncia del divorzio occorre verificare che la comunione spirituale e materiale dei coniugi non possa più essere ricostituita e che ricorra una delle ipotesi tassativamente indicate dalla legge, quali:
-condanna, passata in giudicato, subita da un coniuge dopo la celebrazione del matrimonio, anche per fatti commessi in precedenza, come:
1)qualsiasi pena detentiva per delitti contro la moralità ed il buon costume (incesto, violenza carnale, ratto a fine di libidine o di matrimonio) o inerenti alla prostituzione;
2)condanna all’ergastolo o una pena detentiva superiore ai 15 anni (anche non continuativi) per uno o più delitti non colposi, ad eccezione dei reati politici e per quelli commessi per motivazioni di particolare valore morale o sociale;
3)qualsiasi pena detentiva per lesioni personali aggravate, maltrattamenti, violazione degli obblighi di assistenza, circonvenzione di incapaci, a danno dei familiari;
4)qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio o per tentato omicidio verso lo stesso o verso il coniuge.
-mancata condanna del coniuge per uno dei delitti suindicati (contro moralità e buoncostume o omicidio volontario o tentato nei confronti del figlio o del coniuge) a causa del suo totale vizio di mente o per estinzione del reato. In queste ipotesi il Giudice può valutare l’idoneità del soggetto a mantenere o ricostituire la convivenza familiare.
La conoscenza che il coniuge avesse avuto, prima del matrimonio, dei fatti delittuosi commessi dall’altro, non impedisce il divorzio laddove la condanna sia intervenuta dopo la celebrazione.
Legittimato ad agire è solo il coniuge innocente, ma il motivo di divorzio viene meno se, dopo la condanna, i coniugi si sono riconciliati riprendendo a convivere.
-esistenza di separazione legale protratta per 6 mesi (se consensuale) o 1 anno (se giudiziale). La riconciliazione interrompe il termine.
I nuovi termini brevi per ottenere il divorzio dopo la pronuncia della separazione sono stati introdotti dalla Legge 55/2015 e, nel dettaglio, occorrerà attendere solamente sei mesi nel caso di separazione consensuale ed un anno nel caso di separazione giudiziale. Il termine decorre dalla comparsa dei coniugi innanzi al Presidente del tribunale ed è irrilevante che siano presenti, o meno, figli minori.
La suddetta Riforma (che ha esplicitato anche il momento dello scioglimento della comunione legale dei coniugi), è bene sottolinearlo, è stata applicata anche ai procedimenti in corso al momento della sua emanazione.
Legittimati all’azione sono ambedue i coniugi.
-pronunzia definitiva di annullamento o scioglimento del matrimonio, ottenuta all’estero dal coniuge straniero; celebrazione di un nuovo matrimonio (nei Paesi in cui è ammessa la bigamia).
Tale causa di divorzio sussiste a prescindere dalla possibilità che il provvedimento straniero di divorzio possa avere o meno effetto in Italia, per far sì che il coniuge incolpevole ottenga, in modo rapido e veloce, la sua libertà di stato, avendo subito iniziative in tal senso dall’altro coniuge straniero.
-mancata consumazione del matrimonio
Questa causa trova fondamento nella mancanza di un aspetto importante per la natura del vincolo matrimoniale. Irrilevanti sono le cause della mancata consumazione e la prova può essere fornita con ogni mezzo.
Legittimati all’azione sono entrambi i coniugi.

-pronunzia definitiva con cui si procede alla rettificazione del sesso
Lo scioglimento scaturisce, può dirsi, quasi automaticamente dal mutamento del sesso, perché viene meno un presupposto essenziale del matrimonio (la diversità di sesso dei coniugi). Una nota sentenza della Corte Costituzionale del 2014, investita dalla questione dalla Corte di Cassazione, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli art. 2 e 4 della Legge 164/1982 se, in caso di perdurante volontà di mantenere il vincolo matrimoniale nonostante la rettifica del sesso, non sia data la possibilità alla coppia di mantenere in vita un unione mediante altra forma di convivenza (registrata) prevista dal nostro ordinamento. Ciò per non incorrere in un lesivo “divorzio imposto” .

Il procedimento ordinario si instaura con ricorso di un coniuge, il quale deve contenere l’esposizione dei fatti su cui la domanda si fonda, da notificarsi all’altra parte. Giudice competente è il Tribunale del luogo in cui il Giudice competente ha la residenza o il domicilio; se la residenza è sconosciuta o situata all’estero, sarà competente il Tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente. E’ obbligatorio l’intervento del Pubblico Ministero.
Nella prima fase del giudizio, che si svolge innanzi al Presidente del Tribunale, si invitano i coniugi ad una riconciliazione; laddove non riesca, vengono emessi i provvedimenti temporanei ed urgenti nell’interesse della prole (mantenimento, affido), ove esistente, provvedimenti immediatamente esecutivi.
Successivamente il Presidente nomina il Giudice istruttore per la prosecuzione del giudizio. Questi potrà modificare o revocare i provvedimenti presidenziali. La sentenza, emanata dal Collegio, è impugnabile in appello e, successivamente, in Cassazione. In tale provvedimento vengono stabiliti aspetti personali e patrimoniali. Potranno essere stabiliti un assegno post-matrimoniale per il coniuge più debole economicamente, ove ne ricorrano i presupposti, un mantenimento per la prole, ove esistente, l’assegnazione della casa familiare, l’affidamento dei figli.
Con lo scioglimento del vincolo matrimoniale verranno meno tutti i doveri coniugali. La moglie perde il diritto all’uso del cognome del marito, ma, ove ne ricorrano i presupposti (tutela dell’identità della moglie qualora tale cognome sia totalmente identificativo della sua persona o della propria attività economica), il Tribunale può autorizzarne la conservazione.
Il procedimento abbreviato o congiunto si ha in presenza di accordo di entrambi i coniugi sugli aspetti personali e patrimoniali in merito allo scioglimento del vincolo. Il rito si instaura con ricorso congiunto proposto da entrambi i coniugi presso il Tribunale del luogo di residenza o domicilio di uno dei due. Anche in tal caso il Giudice dovrà verificare la presenza di una delle cause previste dalla legge per consentire lo scioglimento del matrimonio.
Il procedimento si svolge in Camera di Consiglio. Il Tribunale deve seguire il rito ordinario se l’accordo è incompleto o contrario all’interesse della prole.
Questi i documenti necessari per il divorzio:
-atto integrale dell’atto di matrimonio
-certificato di residenza e stato di famiglia di entrambi i coniugi
-copia autentica del verbale di separazione consensuale con decreto di omologa o della sentenza di separazione
-copia degli accordi raggiunti con negoziazione assistita certificati dall’Ufficiale Giudiziario di Stato Civile
-dichiarazione dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi.

SCEGLI LA TUA CONSULENZA

TELEFONO
€ 35 RICHIEDI
EMAIL
€ 25 RICHIEDI
EMAIL EXPRESS
€ 40 RICHIEDI
SKYPE
€ 50 RICHIEDI