La separazione è un istituto che, assieme a molti altri nel settore del diritto di famiglia, ha subito diversi cambiamenti nel corso degli ultimi anni.
La separazione personale costituisce un rimedio alla crisi – magari temporanea- dei coniugi, riservato agli stessi dall’ordinamento italiano, rimedio che non scioglie il vincolo del matrimonio, ma semplicemente ne attenua gli effetti.
In tale momento i coniugi possono semplicemente prendere un periodo di riflessione, per stemperare le ostilità eventualmente presenti e cercare delle soluzioni alle loro problematiche.
Tale “pausa” può concludersi con un riavvicinamento dei coniugi (riconciliazione), può essere definitiva e rimanere tale (costantemente in separazione) o può sfociare, dopo un periodo ormai molto breve (sei mesi), in divorzio.
Proprio perché non rappresenta uno scioglimento del vincolo coniugale, in questo periodo i coniugi vedranno attenuarsi solo alcuni degli effetti (con i conseguenti diritti e doveri) derivanti dal matrimonio; pertanto, non saranno ammissibili alcuni comportamenti, giustificabili solamente dopo la cessazione del matrimonio.
Il dovere di collaborazione rimane, soprattutto in presenza di figli minori, in quanto i coniugi devono adoperarsi assieme per la ricerca di un accordo comune, valido per questa fase. Anche il dovere di assistenza morale non viene del tutto meno, quale supporto di un coniuge all’altro, soprattutto in presenza di importanti decisioni familiari. Per ciò che concerne il dovere di fedeltà, la dottrina più attenta e la Corte costituzionale ne individuano una violazione solamente laddove vi sia un’esternazione di adulterio, lesiva della dignità e della sensibilità dell’altro coniuge.
Conosciamo diversi tipi di separazione: la separazione di fatto, consensuale e giudiziale.
Nel primo caso non ci troviamo innanzi ad una vera e propria separazione dal punto di vista legale, spesso infatti risulta essere il primo rimedio temporaneo di una crisi in atto.
Le altre due ipotesi prevedono l’intervento di un giudice e, pertanto, avranno effetti legali.
La separazione legale provoca la cessazione della comunione di vita fra i coniugi, estinguendo alcuni doveri reciproci e modificandone altri, formalizzando la gestione della vita della nuova coppia separata, aspetto fondamentale soprattutto in presenza di minori.

– Separazione di fatto

La separazione di fatto ricorre quando i due coniugi – un po’ per indecisione in merito alle sorti della famiglia, un po’ perché sono riusciti a trovare un equilibrio nella gestione della fase “patologica” della coppia – decidono di separarsi senza investire un giudice della questione.
Ci troviamo, semplicemente, di fronte ad una volontà dei coniugi di far cessare la convivenza senza ricorrere ad una pronuncia giudiziale; più correttamente, a cessare è la comunione di vita coniugale, in quanto, in molti casi, gli ex coniugi possono decidere di continuare a vivere sotto lo stesso tetto.
Tale scelta può essere utile fintanto che perduri la fase “armoniosa” della separazione. I problemi sorgono, inevitabilmente, non appena vi siano disaccordi sulla gestione della famiglia separata; la mancanza di una formalizzazione porta grossi inconvenienti soprattutto in presenza di minori.

– Separazione consensuale

Tale forma di separazione presuppone l’accordo dei coniugi, il quale può essere anche un punto di arrivo, un percorso da compiersi con l’ausilio di un avvocato, grazie al nuovo istituto della negoziazione assistita.
L’accordo dovrà determinare gli aspetti più importanti del rapporto tra i coniugi e, in presenza di minori, tra gli stessi e la prole.
Dovrà, pertanto, regolamentare gli aspetti personali e patrimoniali, quali l’assegno di mantenimento nei confronti del coniuge privo di redditi propri (tale determinazione risulta essere piuttosto oscillante, per via dell’ultima giurisprudenza “ballerina”), l’affidamento della prole, mantenimento dei figli ed assegnazione della casa familiare. L’assegno di mantenimento potrà essere periodico o una tantum.
Il procedimento inizia con ricorso di entrambe i coniugi presso il Tribunale del luogo di residenza di uno dei due.
Il giudizio si svolge innanzi al Presidente del Tribunale, il quale, esperito il tentativo di conciliazione, confermerà i provvedimenti temporanei ed urgenti.
Conclusasi l’udienza presidenziale, il fascicolo del procedimento viene rimesso a cura della cancelleria al P.M., il quale potrà esprimere parere favorevole, tenendo conto della competenza territoriale, della presenza di legittimazione ad agire e, soprattutto -in presenza di minori – della conformità dell’accordo all’interesse della prole.
Dopo che si sia espresso il P.M., il Presidente rimette il fascicolo al Collegio per l’omologa dell’accordo di separazione, omologa che potrà essere emessa o meno. Un eventuale accordo di separazione, qualora sia negata l’omologa, potrà essere utilizzato sempre per una separazione di fatto.
Successive modifiche dell’accordo consensuale, regolarmente omologato, essendo questo stilato rebus sic stantibus, sono sempre possibili, mediante apposito procedimento di modifica di separazione.

Questi i documenti necessari alla separazione consensuale:
-estratto per riassunto dell’atto di matrimonio;
-certificato di residenza e stato di famiglia di entrambi i coniugi;
-eventuali dichiarazioni per atto notorio;
-eventualmente (se richiesti dalla cancelleria), dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi.

– Separazione giudiziale

La separazione giudiziale è una strada a cui si ricorre in presenza di grosse conflittualità, che impediscono la ricerca di un accordo formale sulla gestione della famiglia separata.
La separazione giudiziale è così definita per la presenza di una sentenza del giudice, al quale si ricorre affinchè possa sostituirsi alle comuni volontà dei coniugi, “decidendo” al loro posto in ordine alla futura organizzazione delle vicende familiari.
Questo istituto ha subito diverse modifiche nel corso degli anni.
Prima della Riforma del ’75 poteva intervenire una sentenza in tal senso per ipotesi tassative (adulterio, sevizie, minacce, ingiurie gravi, volontario abbandono, mancata fissazione della residenza da parte del marito). Pertanto, appariva, più che altro, come una sanzione del coniuge incolpevole a danno dell’altro, colpevole.
Successivamente, si è richiesta la verifica, semplicemente, di fatti che possano rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza tra i coniugi o tali da arrecare grave pregiudizio all’educazione della prole.
Il c.d. addebito per colpa è solamente eventuale, soprattutto alla luce delle recenti sentenze della Cassazione, attente più che altro alle dinamiche del rapporto, alla verifica delle cause, ancor prima che degli effetti di determinati comportamenti “colpevoli”. Bisogna accertare, pertanto, se l’intollerabilità della convivenza sussisteva già al tempo della violazione del dovere coniugale.
L’addebito potrà intervenire solo in determinati casi gravi, quali il comportamento violento o aggressivo di un coniuge a danno di un altro, la presenza di maltrattamenti familiari, la violazione della dignità dell’altra persona, etc.
Il procedimento di separazione giudiziale si instaura su ricorso del coniuge interessato presso il Tribunale del luogo di residenza del coniuge convenuto. La prima fase del giudizio si svolge innanzi al Presidente del Tribunale scelto, il quale, dopo aver sentito i coniugi, deve tentare una riconciliazione; ove non vi riesca (nella maggior parte dei casi) potrà predisporre provvedimenti urgenti nell’interesse della prole e dei coniugi (immediati la cessazione della convivenza e lo scioglimento della comunione dei beni, con obbligo di annotazione per l’ufficiale di stato civile).
Il giudizio prosegue innanzi al giudice istruttore e si conclude con una sentenza collegiale, la quale deve contenere provvedimenti riguardanti la prole (mantenimento, affido, etc) e i coniugi (corresponsione di assegno di mantenimento o alimentare, assegnazione di casa familiare, etc).
Tali provvedimenti possono essere soggetti a modifica, su istanza di uno dei coniugi o di entrambi, qualora cambino le condizioni che hanno dato origine alla decisione.

Questi i documenti necessari alla separazione giudiziale:
-estratto per riassunto dell’atto di matrimonio;
-certificato di residenza e stato di famiglia di entrambi i coniugi;
-dichiarazione dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi.

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