di Serena Minervini

 

Matrimonio, come “funziona”? Quale celebrazione scegliere? 

Nonostante il nostro codice civile non dia una definizione di matrimonio, possiamo affermare che esso è quel negozio solenne attraverso il quale l’uomo e la donna si impegnano a realizzare una comunione di vita e di affetti, con una stabile convivenza fondata sul reciproco rispetto ed assistenza comune.

Deve, pertanto, escludersi la definizione del matrimonio quale contratto, essendo questo chiamato a svolgere, innanzitutto, un rapporto personale.

Attualmente, il nostro ordinamento consente di poter regolamentare la propria convivenza, basata sugli affetti e sulla comunione di vita, a prescindere dalla necessità di contrarre matrimonio.

In ogni caso, la figura del matrimonio e della famiglia fondata su di esso, ancora oggi svolgono un ruolo centrale nell’assetto normativo vigente.

Abbiamo diversi tipi di celebrazione del matrimonio.

Matrimonio concordatario

 

Il nostro ordinamento, a seguito del Concordato Lateranense dell’11 febbraio 1929, ha riconosciuto effetti giuridici al matrimonio celebrato innanzi al ministro di cultro cattolico, quando venga trascritto nei registri di stato civile.

Con la revisione del Concordato, intervenuta nel 18 febbraio del 1984, si è stabilito che il matrimonio concordatario fosse trascrivibile solo allorquando gli sposi rispettino i requisiti di legge in merito all’età richiesta per la celebrazione del matrimonio e quando non sussista un impedimento al matrimonio secondo la legge dell’ordinamento italiano.

L’esistenza di tali impedimenti impedisce la trascrizione e, se effettuata, ne comporta la nullità.

La celebrazione del matrimonio avviene secondo il rito cattolico ed è prevista la lettura degli artt. 143, 144 e 147 c.c.

L’atto di matrimonio deve essere redatto dal celebrante in doppio originale e deve essere sottoscritto, oltre che da lui, anche dagli sposi e dai testimoni. In tale atto verranno inserite le dichiarazioni dei coniugi in ordine alla scelta del regime patrimoniale ed in merito ad un eventuale riconoscimento di figlio naturale.

La trascrizione dell’atto originale di matrimonio avviene con la trasmissione dello stesso, da  parte del parroco, nei 5 giorni successivi alla celebrazione, all’ufficiale di stato civile. Il matrimonio può essere trascritto anche successivamente se esistono i presupposti (esistenza di una causa di intrascrivibilità venuta meno col tempo).

La celebrazione del matrimonio, civile o concordatario, richiede, normalmente, l’onere preliminare delle pubblicazioni.

I nubendi devono fare congiuntamente richiesta all’ufficiale di stato civile del luogo di residenza comune o di uno dei due; in tal caso, sarà cura dell’ufficiale del comune incaricato richiedere le pubblicazioni anche all’ufficiale del comune di residenza dell’altro nubendo.

Nella richiesta di pubblicazione gli sposi devono indicare le loro generalità, la libertà di stato, l’inesistenza di impedimenti matrimoniali.

Una volta effettuate, qualora non emerga preventivamente l’esistenza di impedimenti o di altri vizi della documentazione, rimarranno affisse, per un periodo di 8 giorni, alla porta della casa comunale dei due sposi e, nel caso di matrimonio concordatario, presso la chiesa in cui gli sposi intendono celebrare matrimonio.

Trascorsi altri 3 giorni dalla conclusione di detto periodo, qualora nessuno dei soggetti legittimati abbia fatto opposizione per la presenza di impedimenti al matrimonio, i nubendi possono celebrare le nozze.

Tale celebrazione deve avvenire nei 180 giorni successivi.

Matrimonio civile

 

Il matrimonio viene normalmente celebrato innanzi all’ufficiale di stato civile, nella casa comunale, alla presenza di quattro testimoni; in determinati casi gravi (infermità o malattia), la celebrazione può avvenire anche in un altro luogo, sempre alla presenza di quattro testimoni.

L’ufficiale di stato civile può rifiutarsi di celebrare il matrimonio qualora emerga una causa che lo impedisca (impedimento matrimoniale, mancanza di pubblicazioni, incapacità di intendere e di volere di uno degli sposi, etc.) In presenza di tale rifiuto i nubendi possono ricorrere in Tribunale, che deciderà con decreto reclamabile in appello.

Gli sposi devono presentarsi personalmente alla celebrazione del matrimonio, eccetto i casi, gravi e determinati, in cui sia ammessa la procura.

Nel corso della celebrazione l’ufficiale di stato civile deve dare lettura, a pena di invalidità, degli artt 143, 144 e 147 c.c. e riceve il consenso di entrambi gli sposi. Provvede, infine, alla redazione dell’atto di matrimonio, nel quale saranno inserite le dichiarazioni dei nubendi in merito alla scelta del regime patrimoniale di separazione dei beni e l’eventuale riconoscimento di figlio naturale. Successivamente vengono apposte le firme dei testimoni.

L’atto deve essere iscritto nell’archivio del Comune in cui è avvenuta la celebrazione; l’ufficiale di stato civile provvede poi, a trasmettere la documentazione al Comune di residenza degli sposi per la trascrizione.

 

Il matrimonio di culto acattolico

Successivamente all’Accordo di revisione del Concordato sono nate altre intese con culti diversi da quello cattolico, per tutelare l’interesse dei cittadini a poter contrarre un matrimonio che abbia, contemporaneamente, effetti civili e religiosi.

Sono ammessi dallo Stato i culti acattolici che non professano principi contrari all’ordine pubblico o al buon costume.

La Legge n. 1159 del 24.06.1929 afferma che il matrimonio celebrato innanzi al ministro di culto ammesso nel nostro ordinamento produce gli stessi effetti del matrimonio civile.

A differenza del matrimonio concordatario, il matrimonio cattolico è interamente regolato dalla legge civile in merito alle pubblicazioni, gli impedimenti, gli aspetti essenziali della celebrazione, le cause di invalidità.

Le cause di invalidità del matrimonio acattolico non possono avere effetti qualora differiscano da quelle ammesse dall’ordinamento civile.

Per poter celebrare un matrimonio acattolico il ministro di culto deve aver ricevuto la preventiva approvazione da parte del Ministero dell’Interno ed essere cittadino italiano.

L’ufficiale di Sato civile del luogo di residenza degli sposi, nel provvedere alle pubblicazioni, deve verificare l’avvenuta approvazione governativa del ministro di culto acattolico.

Nel corso della celebrazione viene data lettura degli artt 143, 144 e 147 c.c. I ministro di culto, ricevuto il consenso di entrambi i coniugi, deve compilare l’atto di matrimonio ed, una volta sottoscritto, dovrà essere trasmesso all’ufficiale di stato civile per le rituali trascrizioni.

Vi sono deroghe a tale normativa nel caso di intese tra lo Sato ed alcuni culti acattolici (Tavola valdese nel 1984, Unione delle Comunità israelitiche italiane nel 1987, Chiesa evangelica luterana in Italia nel 1995, etc), che autorizzano la celebrazione del matrimonio con rito acattolico anche senza preventiva autorizzazione governativa.

Ancora, in alcune intese i vi sono altre deroghe, anche in ordine alla lettura degli articoli, che avviene da parte dell’ufficiale di stato civile al momento delle pubblicazioni; salvo il caso della religione ebraica, il cui rito ricalca quello del matrimonio concordatario in tal punto.

 

Il matrimonio dello straniero in Italia

 

Gli stranieri possono contrarre matrimonio in Italia innanzi la propria Autorità e secondo la disciplina di appartenenza.

Viene considerato Stato di appartenenza, a tal fine, il Paese di cittadinanza comune o, in mancanza, quello in cui uno degli sposi ha residenza o, ancora, quello in cui i nubendi hanno la residenza comune.

Gli stranieri possono anche scegliere di celebrare il proprio matrimonio in una delle forme ammesse nell’ordinamento italiano.

In tal caso, occorre:

  • Che non sussistano gli impedimenti considerati rilevanti per l’ordinamento italiano, quali la mancanza di libertà di stato, l’interdizione, il delitto, la parentela e l’affinità non dispensabili;
  • Che lo straniero ottenga il nulla osta da parte dell’Autorità competente dello Stato di appartenenza.

In assenza di nulla osta l’ufficiale di stato civile deve rifiutarsi di procedere alle pubblicazioni e di celebrare il matrimonio, ciò perché l’ordinamento italiano garantisce, in linea di principio, il rispetto delle regole dello Stato di appartenenza dello straniero. Questi, tuttavia, può decidere di ricorrere in Tribunale per ottenere l’autorizzazione alla celebrazione, qualora esistano i presupposti.

Allo straniero non si applicano i limiti relativi all’età, all’adozione ed affiliazione, alla parentela in linea collaterale di terzo grado, all’affinità in linea collaterale. Rimane fermo, ovviamente, il limite dell’ordine pubblico.

L’adempimento delle pubblicazioni è richiesto con l’osservanza del medesimo procedimento.

I rapporti personali e patrimoniali dei coniugi sono disciplinati dalla legge nazionale comune o, in mancanza la legge dove si svolge prevalentemente la vita matrimoniale.

I rapporti tra genitori e figli sono regolati dalla legge dello stato in cui il figlio ha la cittadinanza, a differenza dell’adozione, in cui a prevalere è la legge dello stato di appartenenza dell’adottante.

Nel caso del matrimonio poligamico ci si chiede quali rapporti coniugali possano essere salvati e con quale prevalenza.

Matrimonio del cittadino italiano all’estero

I cittadini italiani possono contrarre matrimonio all’estero optando, alternativamente, per le forme previste dall’ordinamento italiano o dall’ordinamento dello stato di celebrazione.

Rimane salvo, tuttavia, il rispetto della normativa riguardante gli impedimenti.

Se i nubendi hanno residenza in Italia, devono effettuarsi le pubblicazioni anche in Italia e, se richiesto, nello Stato di celebrazione. Altrimenti vanno fatte presso la nostra Autorità consolare.

Il matrimonio celebrato nelle forme consentite dallo Stato estero avrà effetti civili in Italia, al pari di un matrimonio civile.

Gli effetti civili del matrimonio celebrato all’estero vi saranno pur in assenza di trascrizione.

La giurisprudenza riconosce effetti civili anche al matrimonio canonico celebrato presso lo Stato estero che non riconosca a tale rito effetti civili, in virtù del Concordato, che svolge i suoi effetti senza limiti territoriali. In tal caso, però, la sua efficacia rimane subordinata all’onere di trascrizione presso i registri di stato civile. Di parere diverso rimane la dottrina prevalente.

 

 

 

 

 

 

 

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