La tutela della concorrenza e del mercato, obiettivo primario del legislatore comunitario, trova nel Trattato istitutivo della Comunità Europea (ora 101 e 102 TFUE), il suo diretto referente normativo.

Diverse norme presenti all’interno del nostro ordinamento regolamentano i vari aspetti della concorrenza, tentando di prevenire o sanzionare i diversi abusi presenti sul mercato.

Con il decreto legislativo n. 3 del 2017 , pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 15 del 19 gennaio 2017, è stata recepita nell’ordinamento italiano la Direttiva 2014/104/UE sulle azioni di risarcimento del danno conseguente alla violazione della normativa antitrust.

Con il termine antitrust o, volendo utilizzare una traduzione italiana, “anti-monopolio”, si definisce il complesso delle disposizioni giuridiche che sono poste a tutela della concorrenza sui mercati economici.

Possiamo trovare, all’interno del panorama economico, un’insieme di situazioni che possiamo definire “anomale”, tra imprese, quali, ad esempio, la concorrenza sleale, l’abuso di posizione dominante, l’abuso di dipendenza economica, l’uso di concertazioni illecite, etc.

Il nuovo Decreto si applica sia alle azioni individuali sia alle azioni collettive (class action), da chiunque avviate in Italia, che abbiano ad oggetto il risarcimento del danno causato da una violazione delle regole sulla concorrenza comunitarie o nazionali.

La violazione del diritto della concorrenza accertata da una decisione definitiva dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato o del giudice amministrativo italiani sarà ritenuta idonea ai fini dell’azione per il risarcimento del danno dinanzi al giudice civile.

Le eventuali pronunce emesse dall’autorità antitrust di un altro Stato membro non potranno avere effetto vincolante all’interno del nostro ordinamento, ma potranno essere considerate prove liberamente valutabili dal giudice civile.

Per quanto concerne le decisioni della Commissione europea, l’efficacia vincolante era già prevista dall’art. 16 del Regolamento n. 1/2003.

L’azione di risarcimento del danno derivante da violazione della normativa antitrust si prescrive in cinque anni ed il dies a quo non inizia a decorrere prima che la violazione del diritto della concorrenza sia cessata e prima che l’attore sia a conoscenza o si possa ragionevolmente presumere che sia a conoscenza dell’illecito antitrust, del suo autore e del danno.

Vi sono delle ipotesi particolari in cui il dies a quo è ulteriormente differito.

Può operare una sospensione della prescrizione nel momento in cui l’autorità garante della concorrenza avvia un’indagine o un’istruttoria in merito alla violazione del diritto della concorrenza cui si riferisce l’azione risarcitoria.

Il risarcimento  può essere richiesto da chiunque lo abbia subito, indipendentemente dal fatto che si tratti di un acquirente diretto o indiretto dell’autore della violazione. Viene richiesto l’onere della prova a carico di chi agisce, prova agevolata da una serie di presunzioni.

Il risarcimento del danno comprende il lucro cessante,  il danno emergente e gli interessi, quantificato secondo gli ordinari criteri stabiliti dagli artt. 1223, 1226 e 1227 del codice civile.

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