di Serena Minervini

Nell’ambito delle invalidità matrimoniali possiamo distinguere tra nullità ed annullabilità del matrimonio.

La nullità è imprescrittibile ed insanabile e può essere proposta da chiunque abbia un legittimo interesse. Lo scopo delle pubblicazioni compiute antecedentemente al matrimonio è proprio quello di mettere a conoscenza di persone eventualmente informate sull’esistenza di cause di invalidità, dell’imminente celebrazione del matrimonio.

Le cause di nullità sono:

-la mancanza di stato libero;

-la parentela nelle ipotesi di non dispensabilità;

-il delitto, compiuto o tentato, nei confronti del coniuge dell’altro soggetto che ha sposato.

Ancora, possono esservi casi di inesistenza del matrimonio; è possibile ravvisare l’inesistenza del matrimonio qualora vi sia una totale mancanza della forma matrimoniale, quando, ad esempio, sia celebrato il matrimonio solamente per scherzo o per scopi divulgativi o accademici, senza la presenza di un valido celebrante.

In passato si sosteneva l’inesistenza nei casi di matrimonio celebrato tra persone dello stesso sesso, ad oggi si parla di improduttività dei classici effetti giuridici.

La annullabilità, invece, è quella forma di invalidità che può essere fatta valere solamente da determinati soggetti, sulla base di alcuni presupposti.

Le cause di annullabilità sono:

-l’età (salvi i casi di emancipazione del minore o di concepimento o procreazione del minore);

-la parentela dispensabile;

-l’interdizione (ma azionabile, eccezionalmente, da chiunque abbia interesse);

-l’incapacità naturale;

-i vizi della volontà, quali la violenza, il timore grave, l’errore;

-la simulazione.

L’azione è soggetta al termine di un anno dalla celebrazione del matrimonio, ma si decade immediatamente se i coniugi iniziano a convivere come marito e moglie. Legittimati all’azione sono, generalmente, i coniugi stessi, i genitori, i parenti, il pubblico ministero.

La nullità e l’annullamento lasciano intatti gli effetti già verificatisi durante il matrimonio a favore del coniuge in buona fede o vittima di violenza o timore.

La recente Riforma della filiazione, nel riformulare a tal proposito l’art. 128 c.c., riguardante il c.d. matrimonio putativo, ha eliminato la precedente discriminazione, secondo cui non si salvavano gli effetti del matrimonio nullo ai figli nati da bigamia. Attualmente, la riforma ha esteso gli effetti a tutti i figli nati dal matrimonio putativo.

Per quanto riguarda gli effetti a favore del coniuge in buona fede, a questi spettano una rendita alimentare (per la durata massima di tre anni) o una pretesa indennitaria in un’unica soluzione.

I giudizi di invalidità possono essere esperiti innanzi l’autorità giudiziaria o, in caso di matrimonio concordatario, ecclesiastica, con conseguente giudizio di delibazione della sentenza ecclesiastica da parte della Corte d’appello.

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