In questi giorni si sente parlare molto spesso di ACE, acronimo di aiuto alla crescita economica, abolito a partire dal 1° gennaio di quest’anno, a seguito della presentazione della Legge di Bilancio 2019.

Ma cosa si intende esattamente per ACE?

L’ACE (aiuto alla crescita economica) è un’agevolazione per le imprese introdotta con la legge Decreto-Legge 201 del 6 dicembre 2011.

Si tratta di una riduzione dell’imposizione dei redditi derivanti dal finanziamento con capitale di rischio.

Tale agevolazione aveva lo scopo di ridurre lo squilibrio fiscale tra le imprese finanziate con capitale proprio (ossia quelle agevolate dall’Ace) e le imprese che si finanziano con il ricorso al debito, proponendo una ripatrimonializzazione delle imprese per rafforzarne la competitività.

La misura si sostanziava nella deduzione, dal reddito imponibile netto, di un importo pari al rendimento figurativo degli incrementi di capitale.

Erano interessate dall’ agevolazione le società di capitali, gli enti commerciali, gli imprenditori individuali, le società in nome collettivo e in accomandita semplice in regime di contabilità ordinaria.

Con la Legge di Bilancio 2019 viene prevista l’abrogazione, con decorrenza dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, dell’intera disciplina dell’agevolazione ACE – Aiuto alla crescita economica.

La legge di Bilancio 2019 fa salva la norma che prevede, relativamente all’importo del rendimento nazionale che supera il reddito complessivo netto del periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018, il computo in diminuzione dal reddito complessivo netto dei periodi d’imposta successivi.

Si discute molto, in queste ore, degli effetti, nel breve periodo , di tale abolizione, essendo l’aiuto alla crescita economica risultato, in passato, un ottimo incentivo al rafforzamento del patrimonio delle imprese, con una forte riduzione della pressione fiscale.

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